Perché le case storiche fiorentine soffrono l'umidità
I palazzi storici di Firenze sono stati costruiti con materiali porosi, pensati per assorbire e cedere umidità: pietra, mattoni pieni, malte e intonaci a base di calce. Finché il muro può "respirare", l'equilibrio regge; quando qualcosa lo altera, l'acqua si accumula.
A questo si aggiungono fattori tipici della città: fondazioni a diretto contatto con terreni che restano umidi a lungo, soprattutto nelle zone più basse e vicino all'Arno, piani terra e cantine sotto il livello della strada, tetti in coppi con molti raccordi, altane e terrazzi a tasca. In più, molti edifici hanno impianti idrici e di scarico sostituiti più volte nel tempo, con tubazioni di epoche diverse che convivono dentro muri spessi.
I materiali: pietra, mattoni, calce e volte
Conoscere i materiali aiuta a capire come si comporta l'acqua.
- Pietra forte e alberese: usate nelle murature portanti e nei basamenti, sono compatte ma i giunti di malta tra i conci lasciano passare l'umidità.
- Pietra serena: arenaria grigia di cornici, scale, colonne e pavimenti; è sensibile all'acqua e ai sali, che la fanno sfogliare.
- Mattoni pieni: molto porosi, assorbono e rilasciano acqua con facilità; nelle volte e nei tramezzi sono la regola.
- Intonaci e malte a calce: traspiranti, lasciano evaporare l'umidità; sono il loro pregio, a patto di non coprirli con prodotti sintetici.
- Volte in muratura: sotto terrazzi e bagni raccolgono l'acqua di un'infiltrazione e la distribuiscono in modo irregolare, rendendo difficile capire da dove arrivi.
- Pavimenti in cotto: assorbono e mostrano rapidamente l'umidità del sottofondo con aloni e sali bianchi.
Le cause più frequenti
Nelle case storiche le cause dell'umidità si sovrappongono spesso. Le più ricorrenti sono:
- Risalita capillare dal terreno nei piani terra e nei seminterrati, con fascia umida e sali nella parte bassa dei muri.
- Infiltrazioni dall'alto: coppi spostati, comignoli, altane, terrazzi a tasca con guaine vecchie o assenti.
- Perdite da tubazioni in ferro zincato o piombo ancora presenti in alcuni tratti, raccordi tra tubi di epoche diverse, scarichi in ghisa o in fibrocemento lesionati.
- Pluviali incassati nella muratura, che con il tempo si fessurano e bagnano il muro dall'interno.
- Condensa dopo la sostituzione degli infissi o in stanze con soffitti alti difficili da scaldare.
- Interventi incompatibili: intonaci cementizi, pitture al quarzo o plastiche, rivestimenti in piastrelle alla base dei muri.
L'ultimo punto merita attenzione: un intonaco cementizio sulla parte bassa di un muro in pietra blocca l'evaporazione, e l'umidità sale più in alto, spesso con efflorescenze sopra la nuova finitura.
Come distinguere le cause senza danneggiare l'edificio
In un edificio storico ogni apertura ha un peso, a volte anche per i vincoli di tutela. Per questo la diagnosi deve essere il più possibile non invasiva. Lavoriamo così:
- Mappatura con igrometro a diverse altezze: un profilo che cala salendo indica risalita, un picco localizzato indica una perdita o un'infiltrazione.
- Termocamera su pareti, volte e soffitti, per leggere la forma delle zone umide e seguire il percorso delle tubazioni sotto intonaco.
- Prove di tenuta con manometro sui circuiti dell'acqua e del riscaldamento.
- Geofono e gas tracciante per localizzare le perdite nelle tubazioni murate senza aprire tracce lunghe.
- Videoispezione di scarichi e pluviali incassati.
- Traccianti colorati su terrazzi e altane per verificare il punto di ingresso dell'acqua.
Per le tecniche di localizzazione nelle tubazioni murate può leggere la pagina sull'ispezione con geofono e quella sulla videoispezione delle tubazioni.
Prima di ristrutturare: le verifiche da fare
Chi acquista o ristruttura un appartamento in un palazzo storico ha un'occasione preziosa: capire lo stato di impianti e murature prima di chiudere tutto con nuovi pavimenti e intonaci. Una verifica fatta in questa fase evita di scoprire una perdita pochi mesi dopo la fine dei lavori.
- Mappatura dell'umidità di tutte le pareti e dei pavimenti, per avere un quadro di partenza documentato.
- Prova di tenuta degli impianti esistenti, anche se destinati a essere sostituiti in parte: una colonna condominiale che perde non sparisce con il rifacimento del bagno.
- Videoispezione degli scarichi verticali e orizzontali, spesso in ghisa o in materiali datati, per sapere se possono essere riutilizzati.
- Controllo di terrazzi, altane e davanzali sopra e accanto all'appartamento, con eventuale prova con tracciante.
- Verifica dei pluviali incassati nei muri perimetrali, frequenti nei palazzi più antichi.
Al termine dei nuovi impianti conviene poi ripetere una prova di tenuta prima di chiudere le tracce e posare i pavimenti. È un passaggio breve che dà una certezza importante, soprattutto sotto pavimenti in cotto o in pietra che sarebbe un peccato dover riaprire.
Le misure iniziali servono anche dopo: se tra qualche anno comparirà una macchia, avere un riferimento documentato aiuta a capire subito se si tratta di un problema nuovo o di un fenomeno già presente.
Gli errori da evitare
Nelle case storiche i danni peggiori nascono spesso da interventi fatti con buone intenzioni:
- stendere intonaci cementizi o rasature impermeabili sulla parte bassa dei muri;
- usare pitture lavabili plastiche su intonaci a calce;
- rivestire il piede dei muri con piastrelle o pannelli per nascondere le macchie;
- trattare con prodotti idrorepellenti la pietra serena senza aver risolto la causa;
- rompere pavimenti in cotto o volte per cercare una perdita "a tentativi".
Il principio è semplice: prima si individua con certezza la causa, poi si interviene con materiali compatibili, come intonaci a calce e deumidificanti traspiranti.
Case storiche a Firenze e provincia: come interveniamo
Lavoriamo abitualmente nei palazzi del centro storico, tra Santa Croce, San Lorenzo e Santa Maria Novella, e nell'Oltrarno, tra Santo Spirito, San Frediano e San Niccolò, dove piani terra e cantine a ridosso dell'Arno sono i più esposti all'umidità. Interveniamo anche nelle ville storiche delle colline di Fiesole, Settignano e Arcetri e nei borghi della provincia, da Certaldo Alto a Scarperia, fino alle case coloniche del Chianti e del Mugello costruite in pietra.
La nostra indagine non rompe e rispetta i materiali originali: igrometro, termocamera, geofono, gas tracciante e videoispezione. Se troviamo una perdita, la ripariamo aprendo un solo punto; al termine consegniamo una relazione tecnica con foto e termogrammi, utile per l'amministratore, l'assicurazione o il progettista. Può chiamarci o compilare il modulo per un preventivo gratuito al telefono. Maggiori dettagli nella pagina dedicata al centro storico di Firenze.
Domande frequenti
Si può usare un intonaco cementizio su un muro in pietra umido?
È sconsigliato: il cemento blocca l'evaporazione e spinge l'umidità più in alto, con danni a pitture e intonaci sopra. Sui muri antichi sono più adatti intonaci a calce o deumidificanti macroporosi.
Come si trova una perdita in un muro molto spesso senza rompere?
Si combinano prove di tenuta, termocamera, geofono e, nei casi difficili, gas tracciante, che attraversa i materiali e viene rilevato in superficie. In questo modo si individua il punto e si apre solo lì.
Le volte bagnate sono pericolose?
L'acqua prolungata indebolisce malte e mattoni e va fermata al più presto. Se nota lesioni, distacchi o rigonfiamenti evidenti, oltre alla ricerca della causa è opportuno far valutare la struttura da un tecnico abilitato.
Perché la pietra serena si sfoglia?
Di solito per l'azione combinata di acqua e sali che cristallizzano sotto la superficie. Bisogna eliminare prima la fonte di umidità, poi valutare il recupero con materiali adatti.
Sospetta una perdita a Firenze o in provincia? La localizziamo senza rompere, spesso in giornata.
055 465 8015